La possibilità di sostituire facilmente la batteria di uno smartwatch sembrava destinata a diventare una realtà grazie alle nuove norme europee. La situazione, però, sta prendendo una direzione diversa. La Commissione Europea ha adottato un atto delegato che introduce ulteriori deroghe all’obbligo di rendere gli accumulatori rimovibili direttamente dagli utenti.
Tra i prodotti interessati figurano proprio smartwatch e fitness tracker, dispositivi sempre più diffusi ma caratterizzati da dimensioni ridotte e strutture difficili da aprire. La batteria dovrà comunque poter essere cambiata, ma l’intervento potrà essere riservato a un tecnico indipendente.
Che cosa prevede la nuova deroga europea
Il regolamento europeo sulle batterie punta, in linea generale, a consentire ai consumatori di rimuovere e sostituire l’accumulatore presente nei propri dispositivi. La Commissione ha tuttavia individuato sei nuove categorie per le quali questo requisito non dovrebbe essere applicato nella sua forma più rigida.
Nell’elenco rientrano i dispositivi indossabili, compresi smartwatch e fitness tracker. Sono inoltre citati i giocattoli elettrici e alcune apparecchiature utilizzate in ambienti con rischio di esplosione, come motori, sensori, pompe e carrelli elevatori soggetti alla direttiva ATEX.
L’esenzione non significa che la batteria potrà essere resa completamente inaccessibile. La differenza riguarda soprattutto la persona autorizzata a effettuare l’operazione: non dovrà necessariamente essere l’utilizzatore a poterla cambiare, purché la sostituzione possa essere eseguita da un professionista indipendente.
Perché smartwatch e fitness tracker vengono esonerati
Gli indossabili si trovavano già in una posizione poco chiara rispetto all’applicazione del regolamento. Il nuovo atto delegato serve quindi a definire meglio il loro trattamento e a uniformare le modalità con cui le aziende dovranno rispettare le disposizioni europee.
La motivazione principale indicata dalla Commissione riguarda la sicurezza. Aprire un apparecchio elettronico senza possedere le competenze necessarie potrebbe comportare dei rischi. A questo si aggiungono le caratteristiche fisiche degli smartwatch, progettati con componenti concentrati in uno spazio molto limitato.
Proprio la struttura compatta rende più complicato predisporre una batteria che possa essere estratta facilmente dal proprietario. Secondo l’impostazione scelta dalla Commissione, l’intervento di un tecnico rappresenterebbe quindi un compromesso tra la possibilità di riparare il prodotto e la necessità di evitare operazioni potenzialmente pericolose.
Non si tratta, peraltro, della prima eccezione di questo tipo. Deroghe simili erano già previste per alcuni dispositivi medici e per apparecchi utilizzati a contatto con l’acqua, tra i quali spazzolini elettrici e irrigatori orali.
Cosa cambia per chi possiede uno smartwatch
Per il consumatore, la novità ridimensiona la prospettiva di poter acquistare in futuro uno smartwatch con una batteria sostituibile in completa autonomia. Se la deroga diventerà effettiva, i produttori non saranno tenuti a progettare gli indossabili in modo che il proprietario possa aprirli ed estrarre personalmente l’accumulatore.
La sostituzione resterà comunque possibile attraverso un tecnico indipendente. Questo elemento è importante perché non limita necessariamente l’intervento ai soli servizi ufficiali del produttore. Nella pratica, però, la riparabilità continuerà a dipendere anche dalle caratteristiche dei singoli modelli e dalla presenza di professionisti in grado di lavorare su questi dispositivi.
Il cambiamento non rende dunque gli smartwatch impossibili da riparare, ma allontana l’idea di una sostituzione semplice e immediata eseguita dall’utente. Chi dispone di un orologio intelligente con una batteria ormai deteriorata potrebbe continuare ad avere bisogno di assistenza, proprio come avviene oggi con molti prodotti presenti sul mercato.
L’atto non è ancora entrato in vigore
Il percorso della nuova esenzione non è ancora terminato. L’atto delegato adottato dalla Commissione dovrà essere esaminato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio. Entrambe le istituzioni avranno la possibilità di sollevare obiezioni.
Se non verranno presentate contestazioni, il provvedimento potrà entrare in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Fino al completamento di questo iter, è quindi più corretto parlare di smartwatch e fitness tracker avviati verso l’esonero, non di una decisione già pienamente operativa.
La Commissione ha inoltre aggiornato le indicazioni destinate ai produttori. L’obiettivo è chiarire come le deroghe dovranno essere applicate nei diversi Paesi dell’Unione, evitando interpretazioni differenti delle medesime disposizioni.
Il problema dello smaltimento delle batterie
La scelta europea lascia aperta una questione delicata. La stessa Commissione ha richiamato l’attenzione sull’aumento degli incendi provocati dalle batterie al litio smaltite in maniera scorretta negli impianti dedicati al trattamento dei rifiuti.
Da una parte, quindi, viene riconosciuta la necessità di gestire con maggiore attenzione questi componenti. Dall’altra, l’esenzione rende meno probabile l’arrivo di smartwatch con accumulatori facilmente accessibili ai consumatori.
Il risultato è un equilibrio ancora complesso tra sicurezza, sostituzione e riparabilità. Per chi sperava di poter cambiare da solo la batteria del proprio smartwatch, la prospettiva appare ora più lontana. L’intervento resterà possibile, ma con ogni probabilità continuerà a passare dalle mani di un tecnico.

